A trentacinque anni dal debutto della celebre commedia musicale, Enrico Brignano riporta in scena al Teatro Rossetti di Trieste I sette re di Roma, lo spettacolo che, con ironia e un pizzico di irriverenza, ripercorre in chiave umoristica la storia della città eterna dalle sue origini fino alla nascita della Repubblica. Alternando con maestria canto, danza e recitazione, il poliedrico artista rende un omaggio affettuoso al suo maestro Gigi Proietti, che nel 1989 portò l’opera per la prima volta sul palco del Teatro Sistina. Una non semplice sfida quella raccolta oggi da Brignano, che interpreta una moltitudine di personaggi, ognuno caratterizzato da un tratto psicologico definito e da un’energia distinta. Ogni re, ogni figura evocata, prende forma grazie a sfumature vocali, cambi di ritmo, posture studiate e microgesti che rivelano una lunga esperienza e un grande lavoro d’attore.
Il nuovo adattamento drammaturgico, curato da Manuela D’Angelo con la regia dello stesso Brignano, intreccia tradizione e attualità, con accenni ironici a fatti politici e sociali contemporanei. Non manca un richiamo esplicito alla violenza sulle donne e al desiderio che questa piaga abbia finalmente una fine. Malgrado l’aggiornamento, alcune scene risultano però eccessivamente lunghe e rallentano il ritmo complessivo dello spettacolo. Non si tratta di un “one-man show”, ma di un sapiente lavoro di squadra. Al fianco di Brignano, infatti, c’è un cast di artisti tra cui spiccano Simone Mori, che veste i panni di Giano, detto Bifronte (perché in grado di vedere il passato e il futuro), narratore dei momenti chiave della vita dei sette monarchi e delle tradizioni della Roma arcaica; Ludovica Di Donato, che interpreta Ersilia offrendo una nuova prospettiva sul celebre Ratto delle Sabine; e Giovanna D’Angi, che dà voce e corpo a Orazia.
L’impianto dello spettacolo si discosta nettamente dal tradizionale show comico di Brignano. Tuttavia, l’artista sembra non voler rinunciare a quel ruolo al quale il pubblico è affezionato e, al termine della performance, concede un fuori programma, offrendo un assaggio di quella genuina comicità contemporanea che lo ha reso popolare e che ancora una volta conquista la platea. Così, mentre il sipario si chiude, rimane la sensazione che, oltre a raccontare la storia dei sette re di Roma, Enrico Brignano stia raccontando il suo rapporto con il teatro, un regno che non crolla mai, perché ogni volta trova qualcuno pronto a rimettersi la corona.
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