Il lato nascosto del Natale. Quando le luci non bastano a scaldare il cuore…..

Per molto tempo il Natale, è stato per me la festa della gioia. Le luci intermittenti che colorano le strade, gli alberi addobbati che brillano dietro le finestre, i canti che riecheggiano nei negozi, tutto sembra costruito per evocare un senso di calore, appartenenza e serenità. Amavo andare a vedere i mercatini ed assaporare quegli inconfondibili profumi e quella atmosfera magica tipica dell’avvento. Lo faccio ancora, ma con il passare degli anni ho preso coscienza che esiste un lato di questa ricorrenza che resta spesso nell’ombra. E’ un lato più silenzioso, più fragile, che affiora proprio quando l’intero mondo sembra invitare alla felicità.

Per molte persone infatti, dicembre è il mese in cui le mancanze si fanno più rumorose. La sedia vuota a tavola ricorda chi non c’è più, il frastuono delle feste amplifica il silenzio lasciato da chi se n’è andato. Le memorie dei Natali passati, quelli in cui le voci familiari si intrecciavano e il tempo sembrava sospeso, ritornano con una forza dolce e crudele allo stesso tempo. E così, tra una vetrina illuminata e un pacchetto da incartare, si riaprono ferite che il resto dell’anno rimane sopito o più facile da ignorare.

Nella baraonda di questo periodo, inoltre, tra luci, regali e feste, tutti presi da cene con gli amici e code nei negozi, troppo spesso ci dimentichiamo che per i più bisognosi e per gli emarginati questa stagione mette ancora più in luce la loro solitudine e la loro indigenza, lasciandoli ai margini di un’atmosfera che dovrebbe essere di calore e condivisione.

A rendere tutto più complesso si somma il paradosso moderno del Natale, una festa che nasce come momento di raccoglimento e spiritualità, di introspezione e solidarietà e che invece si ritrova spesso ingabbiata in una frenesia consumistica senza misura. La corsa ai regali, l’ansia di non arrivare “preparati”, la pressione implicita del dover dimostrare affetto attraverso oggetti acquistati. In questo vortice, lo spirito originario della festa, quello che parla di vicinanza, di ascolto, di tempo condiviso, sembra perdersi in un mare di scontrini e promozioni.

Il Natale diventa così una sorta di palcoscenico scintillante su cui recitare la parte della felicità, anche quando dentro si sente tutt’altro. E chi non riesce a sentirsi all’altezza di questa “gioia obbligatoria” finisce per vivere queste settimane con un senso di alienazione, come se ci fosse qualcosa di sbagliato nel non riuscire a essere felici al momento giusto.

Eppure, proprio riconoscendo questo lato nascosto, è possibile restituire al Natale un po’ della sua autenticità. Perché il Natale, quello vero, non chiede sorrisi forzati, né perfezione. Chiede semplicemente presenza, verso gli altri, ma soprattutto verso se stessi. Forse il vero Natale non sta nelle luci che brillano fuori, ma in quelle più discrete che riusciamo a custodire dentro, nella capacità di ricordare, di avere nostalgia, di amare chi non c’è più, di aiutare chi ne ha bisogno e di cercare un senso oltre la superficie luminosa delle cose, trovando poi, nel mezzo del caos consumistico, un piccolo spazio di sincerità. Forse dovremmo accettare che non tutti vivono dicembre con leggerezza, che il dolore non si addobba a festa, che la malinconia non è un fallimento. Permettersi di rallentare, di ascoltare i propri sentimenti senza giudicarli, può diventare un atto di profonda cura verso se stessi.

Tanti sinceri auguri di Buon Natale!

 

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