Sherlock Holmes in musical conquista a metà: al Rossetti il debutto di Marcorè tra ambizione e limiti

In questo inizio di 2026 è arrivato sul palcoscenico del Teatro Rossetti “Sherlock Holmes – Il musical”, una produzione interamente italiana che segna il debutto di Neri Marcorè in ambito musicale. Lo spettacolo nasce da un testo firmato da Andrea CecchiAlessio Fusi ed Enrico Solito ed è ispirato alle celebri avventure dell’investigatore più famoso di sempre e del suo inseparabile assistente, il dottor John Watson. La trama ruota attorno al tentativo di sventare un attentato alla regina Vittoria durante un corteo reale. L’incapacità di Scotland Yard e della sicurezza incaricata di proteggere la sovrana rende inevitabile il ricorso a Sherlock Holmes, unico in grado di far luce sull’intrigo. È questo il punto di partenza di una vicenda che immerge lo spettatore nella Londra vittoriana, tra vicoli fumosimisteri irrisolti e tensioni sociali, elementi che costituiscono il vero biglietto da visita della commedia musicale.

Le scenografie imponenti contribuiscono a creare una forte suggestione visiva. I loro continui spostamenti danno vita a raffinati giochi d’incastro, trasformando lo spazio scenico in una struttura dinamica e sorprendente, mentre i costumi, particolarmente curati, evocano con efficacia l’atmosfera dell’Ottocento.

Al centro della scena c’è Neri Marcorè, che interpreta il celebre detective nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle nel 1897. L’attore sorprende per inaspettate doti canore e per la volontà di mettersi in gioco in un contesto a lui meno consueto. Tra gli altri protagonisti spiccano Paolo Giangrasso che, nei panni del dottor Watson, si conferma un’ottima spalla, capace di apportare allo spettacolo una vivace dose di humour e simpatia, e Barbara Corradini, convincente signora Hudson, in grado di coniugare professionalità e intelligente sarcasmo.

“Sherlock Holmes – Il musical” si presenta come una produzione ambiziosa, costruita su un  grande lavoro di squadra. Tuttavia, nonostante le buone premesse, lo spettacolo fatica a emergere pienamente. Manca infatti quell’elemento emotivo capace di coinvolgere davvero lo spettatore. Non ci si poteva aspettare uno Sherlock Holmes buffo o danzante e, infatti, la proposta teatrale si presenta come un omaggio rispettoso del mito, che si ferma però a un passo dall’incantare fino in fondo.

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