Quella dei tre spadaccini è una storia intramontabile, fondata su valori universali come il coraggio, la devozione, l’amore e l’amicizia, capace di attraversare le generazioni e parlare al pubblico di ogni età. Non a caso il celebre romanzo di Alexandre Dumas ha ispirato nel corso del tempo innumerevoli adattamenti cinematografici, diventando un classico del grande schermo. La produzione teatrale di Stefano Francioni e del Teatro Stabile d’Abruzzo, che ha debuttato al Teatro Rossetti, è riuscita però, per la prima volta, a portare le avventure di D’Artagnan e dei suoi compagni in un musical. Si tratta di una proposta ambiziosa e innovativa, definita “opera pop” dagli stessi autori, che, sulla scia di grandi successi come Notre Dame de Paris, Les Misérables o I Promessi Sposi, tenta di tradurre in musica una pietra miliare della narrativa ottocentesca, fino ad oggi mai presentata in questa veste.
Per facilitare la comprensione della trama, notoriamente complessa e ricca di colpi di scena, lo spettacolo ricorre a un espediente narrativo già collaudato: quello di affidare all’autore il compito di narratore. Il sipario si apre così su un magazziniere che, frugando tra scatoloni impolverati, rinviene un vecchio volume e inizia a leggerlo. È proprio I tre moschettieri, il celebre romanzo scritto da Alexandre Dumas con la collaborazione di Auguste Maquet nel 1844, da cui prende vita il racconto del giovane guascone D’Artagnan, del suo amore sfortunato e delle eroiche imprese che lo vedono affiancato da Athos, Porthos e Aramis, moschettieri al servizio del re di Francia. Insieme, i quattro si trovano a difendere l’onore della regina dalle trame oscure del potente cardinale Richelieu e dalla spietata Milady. Nonostante questa scelta narrativa, però, forse anche perché lo spettacolo è interamente cantato e privo di parti recitate, l’intreccio non risulta sempre chiaro a chi non conosce a fondo il romanzo originale.
Il cast vanta interpreti di grande esperienza. Giò Di Tonno veste i panni dell’intenso e tormentato Athos; Vittorio Matteucci interpreta lo spavaldo e istrionico Porthos; Graziano Galatone dà vita all’elegante, sensibile e profondamente spirituale Aramis. Sea John (nome d’arte di Giovanni Maresca) interpreta D’Artagnan, protagonista appassionato e idealista, che insieme alla triestina Beatrice Blaskovic, nel ruolo della giovane Costanza, regala i duetti più intensi ed emozionanti dello spettacolo. Cristian Mini è un cardinale Richelieu determinato e assetato di potere, mentre Camilla Rinaldi affronta con decisione la complessità del ruolo di Milady, seducente e crudele, animata da un profondo desiderio di vendetta. Completano il cast i performer della Peparini Academy Special Class, impegnati nelle dinamiche coreografie firmate da Veronica Peparini e Andreas Müller.
La scena è dominata da impalcature tubolari, che richiamano quelle utilizzate nelle ristrutturazioni edili, e da teli proiettivi sui quali prendono forma le diverse ambientazioni. Si tratta di una scelta originale e moderna, anche se in parziale contrasto con l’epoca storica del romanzo. Anche i costumi alternano abiti tradizionali a soluzioni più insolite ma, nel complesso, tra piroette e duelli, l’impatto visivo risulta suggestivo. Sul piano musicale colpiscono le qualità vocali degli interpreti, così come le canzoni, firmate dallo stesso Giò Di Tonno, che risultano orecchiabili e capaci di restare impresse. Nel complesso I tre moschettieri – Opera pop si presenta come un progetto coraggioso, che osa confrontarsi con un caposaldo della letteratura europea attraverso un linguaggio contemporaneo. Pur con alcune criticità, in particolare nella definizione dei caratteri dei tre moschettieri — che emergono solo a tratti e avrebbero potuto essere approfonditi con maggiore incisività — lo spettacolo riesce a trasmettere l’energia dell’avventura e la forza dei valori che animano la vicenda. L’entusiasmo del pubblico triestino, che al termine dello spettacolo ha omaggiato il cast con applausi prolungati e una standing ovation, conferma il successo della rappresentazione. Per più di due ore, sul palcoscenico del Teatro Rossetti, il mito di D’Artagnan e dei suoi compagni ha continuato a vivere, sostenuto da quello spirito di lealtà e condivisione che si riassume nel celebre motto “tutti per uno, uno per tutti!”.
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