Tutto parte da un’idea, da un’intuizione che prende forma, si trasforma in tema e, giorno dopo giorno, diventa materia viva tra le abili mani di uomini e donne che animano le compagnie carnevalesche. È qui, lontano dai riflettori e dalla musica della sfilata, che nasce il vero cuore del Carnevale. Nei capannoni e nei laboratori si modellano enormi maschere di cartapesta, destinate a dominare i carri allegorici con la loro imponenza e il loro messaggio simbolico. Ogni dettaglio è studiato, ogni espressione racconta una storia, spesso ironica, talvolta pungente, sempre profondamente legata alla tradizione o all’attualità. Ma il Carnevale non è fatto solo di carri. Accanto agli scultori della cartapesta, c’è un mondo fatto di stoffe, fili e colori. Abiti variopinti prendono vita per vestire i musicisti delle bande e i figuranti che sfileranno tra due ali di pubblico festante. Costumi che devono stupire, resistere, muoversi al ritmo della musica e della danza. La sartoria è il cuore pulsante ma silenzioso della sfilata. Le donne si ritrovano spesso davanti a un caffè e, tra scampoli di stoffa e fili colorati, una cucitura e l’altra, il tempo sembra scorrere diversamente. Si lavora, ci si confronta, si ride e si chiacchiera serenamente, creando legami che vanno oltre il progetto comune. Ogni abito è frutto di pazienza, collaborazione e passione condivisa. Dietro ai colori accesi, al tulle leggero, alle perline e agli strass luccicanti si nascondono tanti giorni e spesso anche notti di lavoro. Ore trascorse in silenzio o accompagnate da una radio in sottofondo, con la consapevolezza che quel lavoro, pur restando invisibile, sarà fondamentale per la magia finale.