Partorire non è certo una passeggiata. Essere nel bel mezzo delle contrazioni è già una bella sfida, ma tutto può diventare decisamente più complicato se si è da sole e se il padre del nascituro, oltre a essere il tuo migliore amico, non sa nemmeno di esserlo. Questo è il punto di partenza di “Contrazioni pericolose”, la nuova commedia di Gabriele Pignotta, in scena al Teatro Rossetti di Trieste. La storia segue le vicende di Martina Massimo e Massimo Martina, migliori amici fin dai tempi del liceo. I due hanno condiviso fino ad ora tutti i momenti importanti della loro vita, ma la loro routine viene sconvolta quando Massimo deve trasferirsi in Olanda per lavoro. Alla vigilia della partenza, Martina lo chiama perchè sta per partorire. Massimo, incredulo, scopre di non sapere nemmeno che lei fosse incinta e da quel momento la vicenda si trasforma in una serie di situazioni comiche, equivoci e dialoghi brillanti, capaci di far ridere il pubblico ma anche di farlo riflettere.
Come spiega lo stesso autore, “Contrazioni pericolose” non è solo una commedia. Rispetto alle opere precedenti, compie un passo in più, esplorando l’animo, le paure, le speranze e i desideri di una classe anagrafica alla ricerca di equilibrio in un mondo che sembra aver perso punti di riferimento certi. Pignotta si rivolge alla cosiddetta generazione dei quarantenni, adulti apparentemente sicuri, ma spesso ancora in cerca di stabilità, che sempre più spesso si affidano agli psicologi o ricorrono a tranquillanti per gestire le loro emozioni e le fragilità interiori. Sul palco, un trio d’eccezione: Rocío Muñoz Morales interpreta Martina con energia e sensibilità, alternando momenti divertenti a scene più intense; Giorgio Lupano, noto volto televisivo, porta in scena l’amico Massimo ed infine, lo stesso Gabriele Pignotta, che firma testo e regia, interpreta il simpatico ostetrico Francesco.
La scenografia, semplice e ambientata in ospedale, concentra l’attenzione del pubblico sui dialoghi e sulle relazioni tra i personaggi. Il ritmo dello spettacolo è vivace e capace di mantenere alta l’attenzione per tutta la sua durata, unendo comicità e riflessione senza scadere nel banale o nel volgare. A rendere ancora più coinvolgente la messa in scena sono i piacevoli intermezzi musicali, che si inseriscono con naturalezza nel contesto della trama, accompagnandone i momenti chiave. Particolarmente tenera è anche la voce della bambina che, come un piccolo narratore, racconta dal suo punto di vista ciò che accade a mamma e papà. Un dettaglio delicato e suggestivo, reso ancora più speciale dal fatto che si tratta della voce della figlia dello stesso Pignotta. Tra le battute più significative, resta impressa quella dell’ostetrico Francesco, che con ironia racconta quanto spesso le persone cerchino affannosamente l’anima gemella senza accorgersi di averla già vicina, proprio come lui alla ricerca dei suoi occhiali… che aveva appesi al collo.
Al termine della rappresentazione, i tre protagonisti si sono lasciati andare ad un momento di grande spontaneità. Tra i prolungati applausi hanno scherzato con la platea in modo amichevole, creando un clima di complicità e leggerezza. Come nelle migliori opere di Pignotta, “Contrazioni pericolose” diverte ma parla anche di temi profondi come l’amicizia, le scelte di vita, le paure della crescita, ricordando tra una risata e l’altra, che maturare non significa avere tutte le risposte, ma imparare a convivere con le domande. E come suggerisce lo stesso autore, “la vita non è mai come l’avevamo immaginata, ma spesso è proprio lì che trova il suo senso”.
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