Potrebbe sembrare un one-man-show, uno di quegli spettacoli in cui il protagonista canta ed il pubblico si diverte, in realtà “Archimede, la solitudine di un genio” è un intenso monologo che consegna allo spettatore le ultime riflessioni di un uomo straordinario, condannato a morte, che trasforma il palcoscenico in uno spazio di coscienza. E’ un invito urgente ad interrogarsi sulle nostre scelte quotidiane, sulla responsabilità individuale e collettiva, sull’importanza del pensiero critico e dell’empatia in un mondo attraversato da conflitti.
La produzione del Centro Teatrale Bresciano e de La Contrada Teatro Stabile di Trieste / Teatro della Città, in collaborazione con Teatro Donnafugata, prende vita dal testo di Costanza Di Quattro, sorprendentemente attuale. Siamo in Sicilia, nel 212 a.C.. Siracusa è assediata dall’esercito romano. Nella notte, un giovane legionario si introduce nella casa del matematico Archimede pronto a ucciderlo. Prima che il destino si compia, il grande scienziato ripercorre la propria esistenza, tra conquiste intellettuali e dolori profondi, interrogandosi sul senso della conoscenza, sulla ricerca della verità e sul ruolo dell’uomo nella storia.
Ed è qui’ che la piece si fa profondamente contemporanea. La guerra evocata in scena non è solo un evento del passato, ma richiama con forza i conflitti che oggi attraversano il nostro presente. Le parole affidate ad Archimede sono un monito contro l’uso distorto della scienza, piegata a logiche di distruzione e contro quell’indifferenza che troppo spesso accompagna le tragedie del nostro tempo. In un’epoca segnata da tensioni globali, disinformazione e polarizzazione, il testo ci invita a non smettere di pensare, a non accettare passivamente gli ordini, ad esercitare il dubbio come forma di resistenza.
Il protagonista, Mario Incudine, domina la scena con una straordinaria intensità. Recita, suona e canta, dando corpo a un Archimede umano, fragile ed appassionato. Accanto a lui, la fisarmonica e il bandoneon, suonati dal vivo da Antonio Vasta, che amplificano le emozioni, creando un dialogo continuo tra parola e suono. La regia di Alessio Pizzech è scorrevole e sensibile, mentre i costumi e le scenografie di Andrea Stanisci ricostruiscono con efficacia la casa-laboratorio del genio siracusano, trasformandola in uno spazio sospeso tra passato e presente. Ne nasce uno spettacolo di circa un’ora che, tra rimandi storici e suggestioni contemporanee, coinvolge e fa riflettere.
Il lungo applauso finale del pubblico non è solo un tributo alla qualità dello spettacolo, ma anche il segno di una partecipazione emotiva profonda. Perché Archimede non ci parla soltanto di ciò che è stato, ma soprattutto di ciò che siamo e di ciò che potremmo diventare. E forse è proprio qui’ la sua eredità più potente, che possiamo racchiudere in un pensiero attribuito ad Albert Einstein: “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno il male, ma di quelli che guardano senza fare nulla.” Un monito chiaro, che invita a non restare spettatori, ma a scegliere, ogni giorno, da che parte stare.
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