Troppo tempo online, poco tempo per la cultura

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo al summit sull’intelligenza artificiale e i minori a Copenaghen, ha annunciato nuove misure contro la dipendenza digitale giovanile, attraverso il futuro Digital Fairness Act. La proposta punta a limitare i meccanismi dei social progettati per creare dipendenza, introducendo regole più severe per le piattaforme e valutando anche un’età minima di accesso ai social media nell’Unione Europea. Tra le ipotesi in discussione ci sono sistemi più affidabili di verifica dell’età e maggiori tutele per i minori, con l’obiettivo di proteggere i giovani dall’uso eccessivo delle piattaforme digitali. Il dibattito è molto acceso, anche in Italia, soprattutto sul tema del divieto degli smartphone nelle scuole fino ai 14 anni. Ma il problema non riguarda solo i minori.

Negli ultimi anni, infatti, il tempo trascorso online è aumentato in modo significativo. Tra social network come Facebook, Instagram e TikTok, le giornate di giovani ed adulti si riempiono di contenuti brevi e immediati, progettati per catturare l’attenzione in pochi secondi. Il pubblico oggi preferisce testi sintetici e veloci. La soglia di attenzione si è ridotta e cresce la richiesta di informazioni chiare, rapide e facilmente consumabili. Letture lunghe e complesse vengono spesso evitate, perché richiedono tempo e concentrazione che molti non sono più disposti ad investire.

Questa trasformazione ha conseguenze evidenti, non solo il modo di informarsi, ma anche il rapporto con la cultura. Attività come leggere un libro, approfondire un argomento o visitare una mostra richiedono impegno e lentezza, elementi sempre più rari nella vita quotidiana. Dopo ore passate online, dedicarsi alla cultura appare faticoso, quasi un lusso. Il risultato è una progressiva perdita dell’abitudine all’approfondimento. Ci si accontenta di informazioni superficiali, mentre diminuisce la capacità di analizzare e comprendere in modo critico ciò che ci circonda. La velocità diventa il criterio principale, a scapito della qualità.

Eppure, la tecnologia non è necessariamente un ostacolo. Può essere uno strumento potente per diffondere conoscenza, se usata con consapevolezza. Il punto centrale resta quindi l’equilibrio, non rinunciare al digitale, ma evitare che sostituisca completamente le esperienze culturali più ricche. Recuperare tempo per la cultura significa fare una scelta precisa, rallentare. Anche in una realtà dominata dalla rapidità, dedicare spazio alla lettura, alla riflessione e alla scoperta è essenziale per mantenere viva una società consapevole.

Puoi leggere l’articolo completo anche su Trieste News

Credits ph by: pexels.com

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