I giochi di parole sono stati il filo conduttore di El passager dimanda se sarà bel, lo spettacolo andato in scena nel suggestivo giardino del Museo Sartorio, che ha attinto ai vocaboli del dialetto istro-dalmato per rievocare frammenti di storia, custoditi in un repertorio amatissimo dal pubblico e che merita di essere preservato e tramandato. Per celebrare i suoi cinquant’anni di attività, il Teatro Stabile La Contrada ha scelto di raccontare le vicende di quei personaggi ormai iconici, nati dalla penna di Carpinteri e Faraguna. Attraverso i loro testi, i due autori hanno saputo restituire, come in uno specchio, l’anima di Trieste, raccontandone con affetto e ironia pregi, difetti, contraddizioni e umanità. Eppure, nonostante il grande consenso popolare, Carpinteri e Faraguna non hanno sempre ricevuto dalla critica l’attenzione che avrebbero meritato. La loro produzione rappresenta un tassello fondamentale della cultura cittadina.
Le loro Maldobrie, termine che in dialetto significa “birbonate“, costituiscono una vera epopea eroicomica, popolata da un pantheon di figure indimenticabili, che continuano a vivere nell’immaginario collettivo. Durante la serata sono riapparsi sul palco diversi personaggi entrati nella memoria dei triestini: Sior Bortolo, Siora Nina, Barba Nane, Marco Mitis e i leggendari comandanti marittimi Terdoslavich e Brazzanovich, protagonisti di storie ironiche e profondamente intrise di memoria cittadina.
Ma come mai questi personaggi continuano ancora a suscitare il sorriso? Perché sono uomini e donne incapaci di cogliere i grandi meccanismi della storia, spettatori inconsapevoli del “teatrino sociale” che li circonda. Come accade nell’Idiota di Dostoevskij, essi osservano i cambiamenti senza comprenderne pienamente il significato, assistendo con ingenua lentezza all’intreccio fra la grande Storia e la piccola storia quotidiana. La loro apparente ignoranza o ingenuità diventa così uno straordinario espediente narrativo attraverso il quale gli autori raccontano, con umorismo e malinconia, le trasformazioni della società triestina.
Ancora una volta l’instancabile Marzia Postogna, condividendo la scena con Enza De Rose, Adriano Giraldi, Omar Giorgio Makhloufi e Giacomo Segulia, ha regalato al numeroso pubblico una serata all’insegna dell’allegria, della memoria e delle più amate commedie dialettali. Reduce dal successo de La felicità, spettacolo che ha chiuso la stagione teatrale della Contrada e dal primo appuntamento del Festival dell’Operetta al Teatro Rossetti, accanto allo spumeggiante Andrea Binetti, l’attrice è tornata questa volta alle proprie radici artistiche.
Preceduta da un prologo colto e ironico dello studioso Riccardo Cepach, lettore attento e appassionato degli autori ai quali era dedicata la serata, la rappresentazione ha ottenuto calorosi applausi e un convinto consenso da parte del pubblico. La regia di Giacomo Segulia, accompagnata dalle musiche di Tony Kozina, è riuscita a rendere omaggio a una tradizione teatrale che continua a parlare al presente attraverso la forza del dialetto, della memoria e dell’identità cittadina.