Il 25 e 26 aprile 2026 il Friuli Venezia Giulia ha spalancato le porte di un patrimonio spesso invisibile, quello delle ville d’epoca private. In occasione del Festival delle Dimore Storiche, promosso dall’Associazione Italiana Dimore Storiche – Sezione FVG, i visitatori hanno potuto attraversare cancelli solitamente chiusi, entrare in residenze ancora abitate e lasciarsi guidare dai proprietari stessi in un racconto fatto di memorie familiari, architettura, paesaggio e sapori del territorio.
Per due giorni, la nostra regione si è trasformata in un grande museo diffuso, dove storia e vita quotidiana si sono intrecciati. Ma non solo visite. Il festival ha offerto un ricco calendario di eventi culturali, tra concerti, mostre e degustazioni enogastronomiche, che hanno valorizzato anche le eccellenze della nostra terra. Un’esperienza immersiva, che ha restituito al pubblico il senso autentico di questi luoghi, non solo come spazi abitativi, ma come custodi di tradizioni e identità.
Il violoncello di Francesco Dillon, che ha al suo attivo una brillante carriera internazionale ed il pianoforte di Lucrezia Proietti, accompagnati dalla narrazione di Elena Abbado, hanno presentato un raffinato programma che ha attraversato le suggestioni musicali di Ludwig van Beethoven, Gabriel Fauré e Sergeij Rachmaninov, distinguendosi per una grande sensibilità interpretativa e per una notevole qualità esecutiva.
Il passaggio alla Francia di fine Ottocento ha introdotto l’universo sonoro di Gabriel Fauré, con brani come la Romance op.69 e la Serenade op.98, quest’ultima ispirata alla poesia di Verlaine. Musica riservata, elegante, profondamente evocativa, che porta con se l’eredità del Romanticismo. In abbinamento è stato scelto uno Chardonnay, vino di tradizione francese, ma radicato in Friuli fin dall’inizio dell’Ottocento ed espressione di un vigneto storico, capace di restituire eleganza, profondità e una sottile mineralità.
A suggellare il concerto che ha saputo coniugare il patrimonio architettonico della dimora storica, con la musica da camera di alto livello ed i migliori vini della nostra terra, un bis fuori programma. Una Mazurka in la minore di Chopin, proposta senza abbinamento enologico, quasi a lasciare il pubblico in una dimensione sospesa, affidata unicamente alla suggestione della musica, prima di un lungo e caloroso applauso finale.