Dimore aperte, storie vive. Nel cuore del Friuli Venezia Giulia un viaggio tra ville segrete, musica e sapori

Il 25 e 26 aprile 2026 il Friuli Venezia Giulia ha spalancato le porte di un patrimonio spesso invisibile, quello delle ville d’epoca private. In occasione del Festival delle Dimore Storiche, promosso dall’Associazione Italiana Dimore Storiche – Sezione FVG, i visitatori hanno potuto attraversare cancelli solitamente chiusi, entrare in residenze ancora abitate e lasciarsi guidare dai proprietari stessi in un racconto fatto di memorie familiari, architettura, paesaggio e sapori del territorio.
Per due giorni, la nostra regione si è trasformata in un grande museo diffuso, dove storia e vita quotidiana si sono intrecciati. Ma non solo visite. Il festival ha offerto un ricco calendario di eventi culturali, tra concerti, mostre e degustazioni enogastronomiche, che hanno valorizzato anche le eccellenze della nostra terra. Un’esperienza immersiva, che ha restituito al pubblico il senso autentico di questi luoghi, non solo come spazi abitativi, ma come custodi di tradizioni e identità.

Tra le dimore protagoniste, Villa Lovaria di Pavia di Udine si è presentata agli ospiti con il suo fascino e la sua stratificazione storica. Costruita tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento per l’omonima famiglia, una delle più prestigiose del Friuli che ancora oggi la abita, la villa rappresenta un esempio significativo di fusione tra la casa padronale friulana e la villa veneta patrizia. Il prospetto lineare, impreziosito da un timpano centrale sorretto da lesene, racconta già all’esterno l’eleganza sobria dell’edificio, mentre gli interni rivelano un raffinato apparato decorativo neoclassico risalente ai primi dell’Ottocento. Sul retro si estende un parco di circa 20.000 metri quadrati, dove trovano spazio un giardino all’italiana, una luminosa limonaia e alberi monumentali.
In occasione del Festival e nell’ambito della XX edizione della rassegna “EnoArmonie”, nell’orangerie della villa, si è tenuto anche il concerto “Da Ludwig a Rach”.
Il violoncello di Francesco Dillon, che ha al suo attivo una brillante carriera internazionale ed il pianoforte di Lucrezia Proietti, accompagnati dalla narrazione di Elena Abbado, hanno presentato un raffinato programma che ha attraversato le suggestioni musicali di Ludwig van BeethovenGabriel Fauré e Sergeij Rachmaninov, distinguendosi per una grande sensibilità interpretativa e per una notevole qualità esecutiva.
Elemento distintivo dell’evento è stata la scelta di accompagnare ogni brano musicale con una degustazione in sinestesia, in modo da creare un dialogo sensoriale tra suono e gusto. Grazie ai vini proposti dall’Azienda “Vignai da Duline”, alla Sonata op.5 n.2 di Beethoven, caratterizzata da un’estrema raffinatezza, ma anche da uno slancio che rompe le regole della scrittura tradizionale, è stato abbinato un Tocai friulano, vino bianco complesso e schietto, capace di dialogare con l’energia del giovane compositore.
Il passaggio alla Francia di fine Ottocento ha introdotto l’universo sonoro di Gabriel Fauré, con brani come la Romance op.69 e la Serenade op.98, quest’ultima ispirata alla poesia di Verlaine. Musica riservata, elegante, profondamente evocativa, che porta con se l’eredità del Romanticismo. In abbinamento è stato scelto uno Chardonnay, vino di tradizione francese, ma radicato in Friuli fin dall’inizio dell’Ottocento ed espressione di un vigneto storico, capace di restituire eleganza, profondità e una sottile mineralità.
Infine, la monumentalità della Sonata op.19 di Rachmaninov, composta nell’estate del 1901 in pieno contesto imperiale russo, ha portato il pubblico in una dimensione sonora intensa e virtuosistica. Al compositore che, amava esaltare la forma e la tecnica dell’esecutore, dando vita ad una musica di grande impatto e difficoltà, è stato accostato un Refosco dal peduncolo rosso “Moros Nigra”, vino atipico, dal gusto deciso ed avvolgente, capace di sostenere e riflettere la potenza del brano.
A suggellare il concerto che ha saputo coniugare il patrimonio architettonico della dimora storica, con la musica da camera di alto livello ed i migliori vini della nostra terra, un bis fuori programma. Una Mazurka in la minore di Chopin, proposta senza abbinamento enologico, quasi a lasciare il pubblico in una dimensione sospesa, affidata unicamente alla suggestione della musica, prima di un lungo e caloroso applauso finale.
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