Il barocco che incanta Trieste: l’Accademia Bizantina strega il Teatro Verdi

Sonorità antiche legate alla musica barocca sono state le protagoniste indiscusse della serata offerta lunedì 2 febbraio 2026 dalla Società dei Concerti, nell’ambito della sua stagione musicale. Sul palco del Teatro Verdi di Trieste è salita l’Accademia Bizantina, una delle formazioni barocche più autorevoli del panorama internazionale. Fondata a Ravenna nel 1984 e guidata dal 1996 da Ottavio Dantone, clavicembalista e direttore d’orchestra di fama internazionale, l’ensemble si è affermato nel corso dei decenni come punto di riferimento per l’esecuzione della musica antica su strumenti originali. Per l’appuntamento triestino è stato scelto un programma di grande coerenza e raffinatezza, incentrato su alcune delle voci più significative del Settecento tedescoJohann Sebastian BachCarl Philipp Emanuel Bach e Georg Philipp Telemann. Un itinerario musicale capace di intrecciare stili differenti, costruendo un dialogo sottile tra rigore formalesperimentazione espressiva e gusto per il colore, restituendo al pubblico un affresco ricco e sfaccettato del linguaggio barocco.

Il momento di maggiore rilievo della serata è stato il Concerto Brandeburghese n. 5 in re maggiore, BWV 1050, del musicista sassone, uno dei capolavori più celebri dell’intera produzione bachiana. La partitura, di straordinaria brillantezza, si distingue per il dialogo serrato tra solisti e orchestra e, soprattutto, per il ruolo virtuosistico affidato al clavicembalo, che qui diviene quasi l’interprete principale. Accanto a questo caposaldo, il programma ha incluso un Concerto per flauto, violino e archi in mi minore di Telemann, un Concerto per flauto, viola e cembalo in la minore di Carl Philipp Emanuel Bach e il celebre Concerto triplo per flauto, violino, clavicembalo e archi in la minore, BWV 1044, di Johann Sebastian Bach. Richiamati più volte sul palco dai prolungati applausi, i musicisti hanno infine offerto come bis un brano tratto da un concerto per flauto e violino di Telemann. Dopo il perfetto equilibrio tra rigore formale e intensità espressiva della partitura di Johann Sebastian Bach, l’ascolto della musica del “figlio prediletto” ha aperto gli animi a un linguaggio più inquieto e sensibile, in cui l’eredità paterna si trasforma in una scrittura emotivamente più mobile e moderna. L’Accademia Bizantina ha saputo valorizzare con finezza i contrasti improvvisi, le tensioni armoniche e quella ricerca espressiva che rende la musica di Carl Philipp Emanuel Bach sorprendentemente attuale. Le composizioni di Georg Philipp Telemann hanno infine offerto un’ulteriore prospettiva sul mondo barocco: una scrittura brillante e comunicativa, capace di coniugare eleganza formale e immediatezza espressiva, restituita dall’ensemble con naturalezza, senso del colore e grande attenzione all’equilibrio sonoro.

Il concerto si è così rivelato un viaggio musicale di grande fascino tra le note raffinate della tradizione strumentale del primo Settecento, confermando ancora una volta l’alto livello della proposta culturale della Società dei Concerti di Trieste.

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