Nella prima periferia di Trieste, adagiato su una collina che guarda il mare, si trova il Cimitero Monumentale di Sant’Anna, che nel 2025 celebra duecento anni di storia. Inaugurato nel 1825 per volontà dell’amministrazione asburgica, su terreni appartenuti alla famiglia Burlo, nacque come nuovo grande camposanto cittadino, destinato ad accogliere una popolazione in rapida crescita. Nel corso dei decenni si è ampliato e arricchito di monumenti, cappelle familiari e sculture, trasformandosi in un diario scolpito nella pietra, capace di raccontare la storia della città, la sua anima multietnica e il suo ruolo di porto cosmopolita dell’Impero austro-ungarico. Passeggiare tra i suoi viali di cipressi significa attraversare i secoli. Le tombe, spesso vere opere d’arte, narrano le vicende di uomini e donne che hanno costruito la Trieste moderna. Riposano qui famiglie che hanno segnato la vita economica, scientifica e culturale della città: dagli Hesse ai Tripcovich, dai De Banfield ai Pacorini, dai Sartorio ai Rovis, fino a figure come Rossetti, Saba, Kugy e Svevo. Imprenditori e armatori che resero grande il porto, scienziati e medici che portarono innovazione, artisti e scrittori che ne influenzarono la cultura. Ogni cappella familiare, ogni scultura funeraria conserva una storia da scoprire, un ricordo che intreccia destini privati e vicende collettive.
Sant’Anna è anche un sorprendente compendio di stili artistici diversi, che convivono armoniosamente nello spazio funerario. Il San Francesco di Marcello Mascherini è un inno alla verticalità, tratto caratteristico del suo linguaggio scultoreo, teso verso l’ascesi e la spiritualità. Ivan Rendic, con la sua Vestale addormentata, posta sopra la tomba della famiglia Cossovich, propone invece una soluzione di grande raffinatezza decorativa. La figura, adagiata su una sorta di trono marmoreo coperto da un tappeto variopinto di mosaico, richiama il folklore tipico delle zone rurali della sua terra natale. A testimoniare ulteriormente la ricchezza artistica del cimitero vi è anche l’intervento del celebre scultore Giuseppe Sammartino, che, dopo il capolavoro del Cristo velato, decorò una delle tombe della famiglia Sartorio presenti sotto il colonnato monumentale. A colpire è anche la straordinaria varietà di nomi, lingue e simboli incisi sulle lapidi. A Sant’Anna riposano italiani, sloveni, ebrei, greci, austriaci, ungheresi, serbi, croati e armeni, comunità che hanno trovato nella città adriatica un punto d’approdo, un’opportunità commerciale o semplicemente una casa. I simboli funerari, legati alla vita e alla morte, al dolore e alla fede, testimoniano la ricchezza culturale di Trieste, specchio fedele della sua funzione di grande porto imperiale, crocevia di popoli e merci.
Molti dei personaggi che giunsero qui lo fecero sbarcando proprio nell’approdo sottostante, portando con sé lingue, tradizioni, religioni e visioni del mondo differenti. Alcuni lasciarono solo un’impronta fugace, altri contribuirono in modo decisivo allo sviluppo della città. Le loro storie, racchiuse nei sepolcri monumentali, ricordano come Trieste sia cresciuta grazie a un incessante movimento di persone, idee e culture. Nel bicentenario della sua fondazione, Sant’Anna si conferma dunque non solo come luogo di memoria funebre, ma anche come spazio profondamente identitario. Un museo a cielo aperto che invita alla riflessione sulla fragilità della vita, ma al tempo stesso sulla forza delle comunità che si incontrano, si mescolano e generano bellezza. Camminare tra queste tombe significa immergersi nella storia viva di Trieste, una storia in cui ognuno dei suoi cittadini, illustri o meno, ha lasciato un tassello indispensabile.
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