Ancor prima che si alzasse il sipario, “Il Principe d’Egitto”, era già stato definito un vero e proprio “kolossal”. Una parola che nel mondo dello spettacolo viene spesso associata ai grandi numeri, produzioni imponenti, cast affollati, scenografie spettacolari, effetti speciali e musiche memorabili. E lo spettacolo, in scena in questi giorni sul palcoscenico del Teatro Rossetti, sembrava avere tutte le caratteristiche per meritarsi questo appellativo. Del resto, dietro lo spettacolo ci sono i produttori de “Il Fantasma dell’Opera” e “Anastasia”, la produzione di Broadway Italia, la regia di Federico Bellone e le musiche del tre volte premio Oscar Stephen Schwartz, autore di successi come “Pocahontas”, “Il Gobbo di Notre Dame” e “Wicked”. A tutto questo si aggiungono una grande orchestra dal vivo, oltre cinquanta interpreti in scena e un apparato tecnico di enorme impatto visivo.
Tuttavia la vera sfida dello spettacolo era dimostrare che il termine “kolossal” non riguardava soltanto la grandezza dell’allestimento, ma anche la forza della storia raccontata. Basato sul celebre film d’animazione della DreamWorks, prodotto dalla casa di produzione di Steven Spielberg, il musical porta in scena la vicenda di Mosè e Ramses trasformandola in un racconto epico ma profondamente umano. Il conflitto tra i due protagonisti, cresciuti come fratelli e poi divisi dal destino, diventa il cuore emotivo dello spettacolo, capace di parlare di libertà, identità, potere e fede con sorprendente intensità.
Il regista Federico Bellone ha saputo affrontare questa difficile prova con equilibrio e intelligenza. Come lui stesso ha dichiarato, “lo spettacolo non tradisce il cartone animato, ma allo stesso tempo vuole avere una dignità più teatrale”. Ed è proprio questa la chiave del successo della rappresentazione, mantenere intatta la magia e l’immediatezza del film originale, arricchendole però con una profondità scenica ed emotiva tipicamente teatrale.
Dal punto di vista visivo, lo spettacolo lascia spesso senza fiato. Gli effetti speciali rappresentano uno degli elementi più sorprendenti dell’intera produzione: le piaghe d’Egitto, il roveto ardente e soprattutto l’apertura del Mar Rosso diventano momenti di autentica meraviglia scenica, realizzati con una qualità raramente vista in Italia.
A rendere ancora più coinvolgente lo spettacolo è la bravura del cast. Le interpretazioni risultano emozionanti e capaci di dare grande umanità ai personaggi e le magnifiche voci degli interpreti riescono a valorizzare la straordinaria colonna sonora di Stephen Schwartz. Brani come “When You Believe”, resa celebre dalle voci di Whitney Houston e Mariah Carey, trovano sul palcoscenico una nuova intensità, sostenuti anche dalla potenza dell’orchestra dal vivo. Particolarmente toccante la presenza della triestina Daniela Pobega che ha salutato la sua città natale con una magnifica interpretazione.
“Il Principe d’Egitto” sembra quindi essere riuscito nell’impresa più difficile, essere un musical che emoziona, stupisce e coinvolge, confermando come il teatro possa ancora raccontare storie epiche con la stessa forza del cinema, ma con un’emozione tutta dal vivo.
E quando il sipario si è chiuso sulle note di “When You Believe”, in italiano, il pubblico del Teatro Rossetti è esploso in una lunga e calorosa ovazione.