Che cos’è uno specchio? Uno strumento che, per sua natura, promette fedeltà. Qualcosa che dovrebbe restituire un’immagine che chiamiamo “reale” perché sembra oggettiva, misurabile, identica a ciò che sta davanti a lui. Basta però fermarsi a riflettere un istante per accorgersi che quella realtà è solo un’illusione. Dipende infatti dal nostro modo di guardarla ed è il frutto dell’incontro fragile e imperfetto tra ciò che è e ciò che crediamo di vedere. Non è un caso che lo spettacolo portato in scena al Teatro Bobbio dalla compagnia Altra Scena si intitoli proprio “A Mirror”. In inglese “mirror” significa specchio e l’articolo indeterminativo serve a sottolineare come questa sia una visione tra le tante possibili, un riflesso che non pretende di essere definitivo, ma che chiede allo spettatore di interrogarsi su ciò che vede e su come lo guarda. Scritta nel 2023 dalla giovane drammaturga britannica Sam Holcroft, la sorprendente proposta teatrale, che arriva in Italia con la regia di Giancarlo Nicoletti, si presenta come un thriller dark ironico, capace di mescolare comicità e tensione politica con un meccanismo scenico esilarante e imprevedibile.
Che cos’è uno specchio? Uno strumento che, per sua natura, promette fedeltà. Qualcosa che dovrebbe restituire un’immagine che chiamiamo “reale” perché sembra oggettiva, misurabile, identica a ciò che sta davanti a lui. Basta però fermarsi a riflettere un istante per accorgersi che quella realtà è solo un’illusione. Dipende infatti dal nostro modo di guardarla ed è il frutto dell’incontro fragile e imperfetto tra ciò che è e ciò che crediamo di vedere. Non è un caso che lo spettacolo portato in scena al Teatro Bobbio dalla compagnia Altra Scena si intitoli proprio “A Mirror”. In inglese “mirror” significa specchio e l’articolo indeterminativo serve a sottolineare come questa sia una visione tra le tante possibili, un riflesso che non pretende di essere definitivo, ma che chiede allo spettatore di interrogarsi su ciò che vede e su come lo guarda. Scritta nel 2023 dalla giovane drammaturga britannica Sam Holcroft, la sorprendente proposta teatrale, che arriva in Italia con la regia di Giancarlo Nicoletti, si presenta come un thriller dark ironico, capace di mescolare comicità e tensione politica con un meccanismo scenico esilarante e imprevedibile.
La trama, solo in apparenza lineare, ruota attorno a una compagnia teatrale che tenta di mettere in scena uno spettacolo in un regime autoritario, dove un Ministero della Cultura controlla e approva ogni opera artistica e dove la libertà di parola può costare l’arresto. Ma se a prima vista “A Mirror” potrebbe sembrare un racconto sulla censura, in realtà anche questa è solo una delle tante visioni possibili. Lo spettacolo, che gioca anche con il pubblico, chiamandolo a intervenire, gli lascia la convinzione di avere un ruolo attivo nella costruzione della messinscena. Ma anche questa è una finzione, perché proprio nel momento in cui lo spettatore crede che la sua opinione conti e che la sua presenza possa modificare il corso degli eventi, emerge la verità più scomoda: tutto è già scritto, la struttura non cambia e le scelte non incidono. Si tratta di un messaggio politico potente e attualissimo che, mettendo in luce la censura esplicita dei regimi e la conseguente repressione, vuole svelare quella più subdola e contemporanea, quella in cui apparentemente si è liberi di dire tutto, purché si dica ciò che è giusto dire. L’intero spettacolo è sorprendente, ma non in modo immediato. La prima parte appare volutamente sottotono, come se faticasse a trovare il giusto ritmo. Lentamente però la trama prende vita e innesca un’escalation crescente di tensione e consapevolezza, che conduce lo spettatore verso un finale capace di scuotere gli animi senza ricorrere a colpi di scena. Tutti i tradimenti, infatti, vengono svelati, ma non cambia nulla, perché il regime vince sempre. Una conclusione amara ma lucida, coerente fino in fondo.
Per affrontare temi così complessi e delicati, la regia di Nicoletti sceglie la strada dell’ironia, affidandosi alla bravura di un cast che non delude le aspettative. A Ninni Bruschetta, messinese, classe 1962, che ha preso parte a più di cento titoli tra cinema, televisione e radio e ha lavorato con grandi autori come Paolo Sorrentino, Marco Tullio Giordana e Woody Allen, è affidato uno dei ruoli principali. Si distingue per la sua instancabile energia e per la capacità di sostenere il doppio registro ironico e drammatico della narrazione, mentre “Greg”, pseudonimo di Claudio Gregori, conferma una presenza scenica puntuale ed efficace. A Gianluca Musiu, noto attore e doppiatore italiano, spetta il compito più arduo: dare vita a un finale che ricompone e al tempo stesso scombina l’intera narrazione. Le vere rivelazioni sono però i giovani Fabrizio Colica e Paola Michelini, sorprendenti per disinvoltura e intensità. Come in “Alice”, la fiaba di Lewis Carroll, anche questo specchio, affascinante e vagamente diabolico, non riflette solo un mondo fantastico, ma ci costringe a guardare la realtà per ciò che è. “A Mirror” non chiede allo spettatore di scegliere quale sia la verità che vuole vedere: gli chiede di rendersi conto di quanto spesso le scelte siano soltanto un’illusione. E quando il sipario cala, lo specchio resta lì, a fissarci.
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